Nouvelles de Grenoble

Bonjour à tout le monde,
sono in Francia a Grenoble. Sono arrivata lunedì e partirò sabato mattina. Sono qui per fare delle analisi. Ieri ho fatto un piccolo seminario sul mio lavoro, per presentarmi al gruppo di ricerca di Geochimica che mi ospita. Oggi ho preparato i campioni e da domani si comincia con le analisi. Utilizzerò uno strumento che si chiama microsonda elettronica. La microsonda è uno strumento

permette di fare delle analisi chimiche di altissima qualità in tempi ristretti e direttamente da una sezione sottile (30 µm) di roccia, per questo è considerata una tecnica analitica non distruttiva. Le analisi che farò nei prossimi giorni sono parte della mia ricerca di dottorato e mi aiuteranno a capire in che modo e quanto male si sono fatte le rocce coinvolte nell’impatto della meteorite Gebel Kamil.

sezione sottile Esempio di sezione sottile, questa è una scansione di uno dei miei campioni di impattiti

Per ottenere l’analisi chimica, il campione o meglio una sua piccolissima (~ 1 µm) è bombardata da un fascio di elettroni. L’interazione tra il fascio di elettroni e la porzione di campione genera diversi segnali, ognuno dei quali ci darà delle informazioni specifiche sul nostro campione.

Interazione materia elettroniInsieme dei segnali che si producono dall’interazione tra il fascio di elettroni e la materia…non ho trovato niente di semplice da consigliare a chi ne volesse sapere di più…nel caso vi interessa saperne di più se ne può parlare, a me non dispiace parlare di niente 😉

Per analizzare i diversi segnali servono strumenti diversi. La microsonda è dotata di dei rivelatori in gradi di convertire i raggi X caratteristici in concentrazioni. I raggi X caratteristici sono così chiamati perché la loro lunghezza d’onda è caratteristica dell’elemento che li ha emessi, in altre parole ogni elemento che è colpito da un fascio di elettroni emetterà tra i vari segnali anche dei raggi X con delle caratteriste uniche che sono solo sue.

Per  utilizzare la microsonda (così come  gli altri strumenti che si basando sull’interazione tra elettroni e materia) è necessario che il campione sia conduttivo e per renderlo tale lo si metallizza ovvero si ricopre con un sottilissimo film di carbonio (200 nm – nanometri; si possono usare altri materiali conduttivi tipo oro o platino, tuttavia per i materiali geologici si utilizza quasi esclusivamente il carbonio). Oggi ho fatto questa operazione, ed ecco la foto del metallizzatore all’opera.

metallizzatore Metallizzatore del laboratorio microsonda di Grenoble

In Italia ci sono diverse microsonde, ma quella che utilizzerò da domani qui a Grenoble è nuovissima, è stata inaugurata a maggio del 2013 e non è semplicemente una microsonda. Questo strumento è dotato anche di altri rivelatori in grado di ottenere delle immagini di ottima qualità, quindi combina le qualità analitiche di una microsonda a quelle di un di un microscopio elettronico a scansione, meglio conosciuto come SEM (scanning electron microprobe).  Ci sarà da divertirsi da domani con questo “giocattolino”! Sapete la povera microsonda lavorerà ininterrottamente senza dormire per 72 ore per me e per i miei campioni, infatti come in altre microsonde è possibile memorizzare i punti analisi che si intendono fare e farli eseguire in automatico durante la notte.

Oggi ho anche ricevuto una notizia grandiosa… è stato accettato il mio primo lavoro che avrà come titolo: The extremely reduced silicate-bearing iron meteorite Northwest Africa 6583: implications on the variety of the impact melt rocks of the IAB-complex parent body (La meteorite estremamente ridotta con silicati Northwest Africa 6583: implicazioni sulla varietà delle rocce fuse da impatto del corpo genitore del gruppo IAB-complex, se proprio lo vogliamo tradurre…). Vi avevo promesso di parlarvi di questa meteorite per me così importante non appena mi avrei ricevuto notizie dal giornale, ma ho deciso di rimandare il tutto a quando l’articolo sarà pubblicato nero su bianco sulla rivista Meteoritics & Planetary Sciences.

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Pubblicato il 8 ottobre 2013, in Agnes at work con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 10 commenti.

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