Dai diamanti non nasce niente ma dagli impatti nascono i diamanti

Se l’anno scorso ero a caccia di meteoriti sui candidi ghiacciai dell’Antartide, quest’anno sono a caccia di dati per l’Italia (con piccola parentesi francofona). Si vede che ci avviciniamo alla fine dell’anno e che tra pochi giorni saranno tempi di bilanci. Infatti, ogni anno per accedere all’anno successivo si deve scrivere una relazione e fare una presentazione per presentare tutte le attività svolte, i risultati ottenuti, l’interpretazione dei dati, le conclusioni parziali e infine visto che a me manca ancora un anno anche le attività che intendo svolgere nei prossimi 12 mesi. Comunque, per il momento sono ancora nella fase raccolta dati, o meglio per il 2013 credo di aver finito con oggi.

Oggi sono stata all’Università di Torino per utilizzare uno strumento (fighissimo) che si chiama microraman sempre per studiare le mie arenarie egiziane colpite dalla meteorite Gebel Kamil. La spettroscopia microraman utilizza una luce laser nel campo del visibile che interagendo con la materia permette di ottenere informazioni sulla struttura dei composti chimici. Il segnale prodotto dall’interazione della luce laser e la materia si traduce in degli spettri unici per ogni tipo di materiale perché funzione non solo della struttura della materia ma anche della sua composizione chimica. Quindi, è possibile immaginare gli spettri raman come delle impronte digitali per riconoscere i diversi minerali.

spettri quarzo Esempio di tre spettri microraman del quarzo con evidenziati i suoi picchi caratteristici.

I vantaggi di questa tecnica analitica sono tantissimi tra cui: 1. non è invasiva e non c’è bisogno di distruggere il campione; 2. i tempi di analisi sono molto brevi (da pochi secondi a pochi minuti); 3. la risoluzione spaziale è dell’ordine del micrometro, cioè posso andare a analizzare oggetti “grandi” un millesimo di millimetro (un micrometro o micron).

Oggi è stata un’intesissima giornata di lavoro, grazie ai tempi rapidi di acquisizione torno a Pisa con circa 80 spettri. Adesso seguirà un lungo lavoro di interpretazione degli spettri picco per picco e di studio di tanta (ma tanta) letteratura, visto che sono emerse delle importantissime novità (il bello della scienza e della tecnologia)… … Su vi do solo una piccola anticipazione: DIAMANTI! State tranquilli non diventerò ricca sono molto piccoli da meno di un micrometro a poche unità di micrometri, ma per me hanno comunque un grandissimo valore! Che botta che hai dato cara Gebel Kamil!

diamante

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Pubblicato il 3 dicembre 2013, in Agnes at work con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 11 commenti.

  1. interessante questa nuova tecnica Agnese. quindi, per classificare una roccia, non cè più necessità di polverizzare il frammento ed utilizzare il SEM? o serve per un altro tipo di analisi?
    buon lavoro
    davide

    • Ciao Davide,
      le tecniche per studiare i campioni sono molto numerose. La scelta di quale utilizzare è funzione dell’obiettivo che si intende raggiungere. Le rocce non sono tutte uguali e non tutte le tecniche analitiche possono essere applicate agli stessi campioni. La tecnica qui utilizzata (microRaman) non è stata utilizzata ai fini di una generica classificazione, ma per verificare la presenza di fasi minerali di alta pressione che hanno la stessa composizione chimica di altri minerali, ma struttura cristallina diversa (per esempio grafite e diamante). E’ una tecnica molto di dettaglio, da utilizzare solo dopo uno studio approfondito della roccia in esame (per esempio dopo uno studio al microscopio ottico e elettronico).
      Agnese

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