Adotta una scuola PNRA – Le domande che avevo ricevuto in Antartide

Circa un mese prima di partire per l’Antartide ad una conferenza sulle meteoriti tenuta a Pisa nell’ambito della manifestazione “La settimana del Pianeta Terra” ho conosciuto un collezionista e appassionato di meteoriti di Feltre (BL). Grazie a lui sono entrata in contatto con l’Istituto Geominerario di Agordo (BL), istituto che ho poi “adottato” partecipando all’iniziativa “Adotta una scuola” del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) e conosciuto dal vivo il 20 aprile 2013 dove ho tenuto una conferenza riassuntiva sulla mia esperienza antartica. Circa a metà spedizione ho ricevuto una lunga lista di domande da parte degli studenti che adesso ricopio qui.

1) Ci sono delle particolari condizioni fisiche e/o psicofisiche per andare in Antartide oppure tutti ci possono andare?

– Prima di andare in Antartide si è sottoposti a delle accurate visite mediche presso gli Istituti di Medicina Legale dell’Aeronautica Militare. Queste hanno lo scopo di valutare le nostre condizioni fisiche e psichiche, infatti oltre analisi del sangue, radiografie, ecografie, ecc. abbiamo effettuato dei test psicologici e un colloquio con lo psicologo. Il superamento di questi esami è il requisito principale per poter effettuare il corso di addestramento per neofiti (vedi prossima domanda).

2) Come ti sei preparata per affrontare la loro prima spedizione in Antartide?

– L’ENEA, che è l’ente che si occupa della logistica e della preparazione del nuovo personale, organizza ogni anno un corso di addestramento per i neofiti della durata di due settimane. Questo corso si svolge in parte a Brasimone (BO) e in parte a La Thuile (AO). A Brasimone si svolgono sia lezioni teoriche sia esercitazioni pratiche. Le lezioni teoriche hanno l’obiettivo di presentare il continente antartico, il programma nazionale di ricerca in Antartide e le diverse problematiche che si possono presentare in Antartide (primo soccorso, antincendio, ecc…). Le esercitazioni svolte a Brasimone sono state di primo soccorso, antincendio, recupero di natante, guida del gommone, tecnica per salire la biscaglina, montaggio tende di emergenza. A la Thuile abbiamo allestito un campo al Piccolo San Bennardo. Qui abbiamo svolto delle esercitazioni con i ramponi, camminata in cordata, discesa in corda doppia. Un giorno siamo andati sul Monte Bianco in elicottero così da mettere in pratica le regole da rispettare in elicottero.

3) Per essere ammessi a partecipare alla missione erano richieste particolari doti fisiche e capacità di adattamento all’ambiente ostile (clima, sfasamento bioritmo giorno/notte, isolamento, rapporti interpersonali forzati e ristretti)?

– Uno degli scopi del corso di addestramento è anche quello di testare le nostre capacità di adattamento ad una vita meno confortevole di quella di casa. Credo che comunque esista anche una sorta di selezione naturale. Infatti chi richiede di partecipare alle spedizioni è gente sa quello a cui va incontro. Così come anche noi che non abbiamo direttamente chiesto di partecipare, ma ci è stato proposto di farlo sapevamo che certo che la vita antartica è diversa dalla vita di tutti i giorni. Per quella che è la mia esperienza di vita in base devo dire che non manca proprio nulla, anzi! Siamo pur sempre quasi 100 persone attualmente presenti. Nel tempo libero è possibile vedere film, giocare a biliardino, a ping-pong, c’è anche una mini palestra. Si mangia bene, anche se purtroppo c’è un po’ di crisi di frutta e verdura. Internet è limitato, infatti c’è un solo pc per skype, un pc per internet senza restrizioni. La posta invece la possiamo controllare direttamente dai nostri computer così come anche il quotidiano. C’è anche una cabina telefonica per chiamare come se ci trovassimo in Nuova Zelanda. Non ci si può proprio lamentare per essere dall’altra parte del mondo.

Per quanto riguarda lo sforzo fisico è funzione delle proprie attività. A un cuoco o al medico non sarà richiesta la preparazione atletica delle guide alpine o di uno come noi che cammina anche per 6 ore al giorno. Diciamo che la preparazione fisica è un parametro soggettivo, l’importante è superare i controlli medici come l’elettrocardiogramma sotto sforzo e l’aspirometria.

4) Nella vostra preparazione, ha avuto più importanza la parte teorica o quella pratica?

– La preparazione svolta al corso di addestramento è stata utile per conoscere la realtà antartica, ovvero la base, le regole dalla base, la conoscenza di tutti i pericoli che si possono verificare e che attenzioni tenere. Luigi Folco prima di partire ci aveva dato numerosi consigli e attenzioni e fatto vedere molte foto delle situazione che avremmo potuto incontrare. Vi ammetto però che la vera preparazione l’acquisisci qui alle prime uscite. Parlando della mia esperienza personale, io non avevo mai svolto attività su ghiacciaio, quindi mi sono trovata un po’ impreparata. Ma per fortuna sto imparando in fretta.

5) Vi siete mai lasciati prendere al timore di non essere all’altezza o è sempre stata una sfida con voi stessi?

– Sicuramente un po’ di timore c’è stato soprattutto prima delle prime uscite perché non sai esattamente come sarà, se avrai freddo o la tua preparazione fisica è stata sufficiente. Però la voglia di svolgere un’attività e visitare luoghi che così poche persone hanno la fortuna di svolgere e visitare è davvero bello e rende superabile anche quei piccoli momenti di sconforto che possono presentarsi.

6) Condividere questo corso con poche persone “elette” quale emozione vi ha lasciato?

– Camminando sulle aree di ghiaccio blu di Allan Hills, pensavo quante persone avranno camminato qui dove sto camminando io? Mi sono sentita veramente fortunata perché è probabile che da lì dove sono passata io non è mai passato nessuno!

7) Quali strumenti ed attrezzature vengono utilizzati per recuperare le meteoriti?

– Una volta riconosciuta la meteorite le viene dato un nome di campagna (di solito un numero progressivo). La meteorite viene fotografata e descritta sul quaderno di campagna. Si prende il punto con i GPS e la meteorite viene raccolta con delle pinze e messa in una busta (una per ogni meteorite). Dentro la busta viene inserito un foglietto con il nome di campagna della meteorite.

8) Come ci si attrezza per una spedizione di questo genere?

– L’attività di raccolta meteoriti non richiede grandi attrezzature se non gambe buone per camminare e occhi vigili. Gli strumenti che vengono adoperati sono quelli descritti nella procedura di raccolta. L’importante è avere sempre delle batterie di ricambio per il GPS e una buona scorta di buste porta campione. Noi abbiamo anche uno strumento che si chiama suscettivimetro che permette si valutare la suscettività magnetica dell’oggetto in esame. E’ utile quando abbiamo dei dubbi in campagna, infatti le meteoriti hanno una suscettività magnetica maggiore delle rocce terretsri. Tuttavia in caso di dubbio il campione viene ugualmente raccolto e visto con calma in base.

9) Come si distribuisce il tempo di lavoro nella base e fuori della base?

– Il tempo di lavoro è funzione del tempo meteorologico. Infatti non è possibile fare molti programmi in quanto qui il tempo cambia repentinamente e bisogna approfittare delle finestre di bel tempo per uscire. Ogni progetto prevede un determinato numero di escursioni e si cerca di effettuarle tutte se possibile nel più breve arco di tempo, visto che non si sa mai cosa potrà succedere.

10) Con quali tecniche particolari si attua questa ricerca (foto aeree, indagini geofisiche particolari, ecc.)?

– Prima di decidere le zone da esplorare vengono viste le carte topografiche esistenti e le immagini satellitari (tipo Google Earth) al fine di individuare le zone di ghiaccio blu in prossimità di rilievi. Le meteoriti si accumulano in queste aree perchè il ghiaccio si muove dal plateau verso il mare e trasporta con se rocce del plateau e le meteoriti che sono cadute dal momento della sua formazione, il ghiacciaio si muove come una sorta di nastro trasportatore. Quando questo raggiunge un rilievo viene rallentato e bloccato, quindi il vento e l’ablazione solare erodono il ghiaccio che libera le rocce e quindi anche le meteoriti che ha preso in carico durante il suo viaggio. Conoscere la formologia e la dinamica glaciale diventa sicuramente lo strumento più importante nella ricerca delle aree da esplorare.

11) Poiché le meteoriti antartiche hanno il vantaggio di essere poco contaminate,come le conservate per farle mantenere tali sino al loro arrivo in laboratorio?

– Obbligatorio è l’uso di guanti per evitare che il grasso delle nostre mani possa contaminare la meteoriti. Tornati laboratorio le meteoriti vengono asciugate per evitare che neve, ghiaccio presenti possano alterale e vengono conservate ognuna nella propria busta.

12) Come avviene la procedura di deidratazione delle meteoriti recuperate?

– Qui in base è presente un liofilizzatore che permette la deidratazione dei campioni. Una volta arrivati in base i campioni vengono inseriti sempre nelle loro buste aperte in questo strumento e lasciati li per circa 24 ore.

13) E’ possibile conoscere l’età del ghiaccio dove avete trovato le meteoriti?

– Datare il ghiaccio è possibile solo nel fortunato caso in cui la meteorite è inglobata nel ghiaccio stesso. Infatti è possibile determinare l’età di caduta della meteorite e quindi assumere che il ghiaccio che la ingloba ha la stessa età di caduta della meteorite. Di norma a noi meteoritici non interessa datare il ghiccio. I glaciologi che realizzano carote di ghiaccio datano il ghiaccio a scopi prevalentemente paoleoclimatici utilizzando ceneri vulcaniche contenute nel ghiaccio.

14) Quali criteri qualitativi vengono usati per catalogare le meteoriti che avete trovato?

– Le meteoriti vengono descritte e a queste viene dato un nome provvisorio. Nome, descrizione di campagna (rivista in laboratorio), peso, coordinate del ritrovamento sono segnate su un file di excel che viene aggiornato dopo ogni uscita.

15) Il ritrovamento di queste meteoriti a quali studi contribuirà?

– Il ritrovamento di nuove meteoriti permette di ampliare le conoscenze della variabilità chimico-composizionale del Sistema Solare e di arricchire le conoscenze su i suoi processi di formazione e evoluzione.

16) Nel corso della storia è mai successo che nell’Antartide si sia formato un cratere simile al “Meteor Crater” avvenuto in Arizona?

– E’ molto probabile che l’Antartide sia stato interessato da uno o più eventi di impatti iperveloci perché l’età delle rocce antartiche è molto vecchia. La copertura glaciale impedisce però di riconoscere tali strutture. C’è chi sostiene di aver riconosciuto un cratere d’impatto in Antartide, ma non c’è il pieno accordo della comunità scientifica.

17) Quali riscontri pratici possono avere gli studi delle meteoriti per il nostro futuro (o per il nostro passato)?

– Lo studio delle meteoriti permette di capire come si sono formati e evoluti i corpi del Sistema Solare. Sono l’unico strumento diretto per studiare così ampie porzioni del Sistema Solare, i campioni recuperati dalle sonde sono ancor amolto pochi e campionano un numero molto ristretto di corpi (Luna, Itokawa). Esistono degli studi di astrobiologia per studiare le particelle carboniose trovate nelle condriti carboniose e cercare di fare nuova luce sull’origine della vita (non sono esperta sullo stato dell’arte di queste ricerche).

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Pubblicato il 22 dicembre 2013 su Agnes in Antartide. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

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