I 184 crateri d’impatto terrestri

Di qualche giorno fa è la notizia della scoperta di un nuovo cratere di impatto su Marte. Un cratere di impatto si forma quando un oggetto che viaggia a velocità di diversi chilometri al secondo (>3 km/s) impatta contro la superficie solida di un corpo planetario. Le sue dimensioni saranno funzione sia delle dimensioni dell’impattore sia della sua velocità. Il nuovo cratere marziano è un cratere giovanissimo formatosi tra luglio 2010 e maggio 2012 ed è stato fotografato dal telescopio High Resolution Imaging Science Experiment (HiRISE; il più potente mai impiegato in una missione spaziale) montato sulla sonda Mars Reconnaissance Orbiter (MRO). E’ un cratere piccolo circa 30 m di diametro e i raggi di materiale eiettato (ejecta) sono ben visibili e se posso sbilanciarmi sono davvero bellissimi!

PIA17932_Mars Credit: NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona

Il processo di craterizzazione è il processo geologico più importante del Sistema Solare, come è ben visibile da queste immagini della Luna e Mercurio. 

credit images to NASA:Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory:Carnegie Institution of Washington_Mercury Mercurio. Credit: NASA
Map-of-moons-craters-NASA Immagine della Luna in falsi colori. Credit: NASA

Sia guardando la Terra dall’alto sia abitandoci non ci rendiamo conto dell’importanza di questo processo, anzi verrebbe da pensare che la Terra non sia mai stata interessata da impatti di corpi solidi in grado di formare crateri. Molti processi geologici, seppur non compresi scientificamente, erano noti all’uomo da migliaia di anni perché avevano avuto modo di vederli in atto. Il processo di craterizzazione è invece avvenuto raramente sulla Terra da quando questa è abitata dall’uomo, così che solo a partire dal 1960 si incominciò a ritenere possibile che corpi extraterrestri impattando sulla Terra potessero formare dei crateri. Da allora molti passi avanti sono stati fatti per comprendere la dinamica e gli effetti indotti da questo processo (un po’ ne avevo già parlato e in futuro ci ritorneremo).

globe_east_2048 http://science.gsfc.nasa.gov/690/Earth.html

La sopravvivenza dei crateri di impatto sulla Terra è resa molto difficile dai processi legati ai movimenti delle placche crostali, che causano la formazione di nuova crosta o la sua distruzione (tettonica delle placche), dall’erosione, dall’accumulo di sedimenti e dalla vegetazione. Questi processi sono meno attivi o non attivi su altri corpi solidi del Sistema Solare. La Terra è inoltre abbastanza protetta dalla sua atmosfera che rallenta notevolmente gli impattore. Nonostante questi fattori sulla Terra sono stati finora riconosciuti 184 crateri, alcuni “stanno meglio” di altri che non sono così immediatamente riconoscibili. Come per le meteoriti esiste un database online anche per i crateri di impatto: http://www.passc.net/EarthImpactDatabase/index.html. E’ possibile fare delle ricerche per area geografica, età, diametro e ordine alfabetico. Inoltre, potrete trovare immagini e bibliografie essenziali per quasi tutti i crateri.

crateri terra I puntini rossi indicano i crateri fino a oggi riconosciuti sul nostro pianeta. http://www.passc.net/EarthImpactDatabase/index.html

Come vedete ci sono delle zone della Terra dove c’è una grande concentrazione di crateri come il Nord America e altre dove ce ne sono pochi o nessuno perché si tratta di zone desertiche poco esplorate, di zone coperte da una fitta vegetazione (come le foreste tropicali del Sud America e dell’Africa Centrale), di zone molto giovani (Italia) o di zone coperte da mari/oceani e ghiacciai.

I tre crateri più grandi sono: Vredefort in Sud Africa, che ha un diametro di circa 300 km; Sudbury in Canada, si stima che il suo diametro iniziale fosse di 250 km, oggi questo cratere è sede di una delle più grandi miniere di nichel e rame della Terra; Chicxulub in Messico circa 170 km di diametro, questo cratere è molto famoso perché la sua formazione è associata alla grande estinzione di massa di 65 Ma, quella che vide la fine del dominio dei rettili.

Vredefort Vredefort, Credit: NASA

Schermata 02-2456697 alle 18.25.38 Localizzazione di Chcxulub su Google Earth.

Il cratere più piccolo è anche il più recente ha solo 6 anni e il cui diametro misura 13 metri si trova in Perù e si chiama Carancas. Come è facile intuire dalla foto, la sua vita non sarà molto lunga.

Carancas-crater Carancas Crater. Fonte  http://www.meteorman.org/Carancas.htm

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Pubblicato il 18 febbraio 2014, in Qualche nozione con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

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