Crateri di impatto: the Good and the Bad (cit.)

Meteorite Impact Structures: the Good and the Bad è il titolo di una pubblicazione uscita nel 2008 su Geology Today di Gordon R. Osinski professore americano che da anni si dedica allo studio dei crateri di impatto e degli effetti indotti da impatti di corpi extraterrestri con il nostro pianeta. Ho preso spunto da questo articolo per raccontarvi che i crateri di impatto non producono solo distruzione, ma possono anche avere dei risvolti positivi.

Il cattivo

Già nei post I 184 crateri di impatto e Un cratere non potrà essere semplicemente un cratere vi avevo parlato di Chixculub, il terzo cratere per dimensioni (180 km di diametro) del nostro pianeta, ubicato nella penisola dello Yucatan in Messico e formatosi 65 milioni di anni fa (Ma). Questo cratere è stato scoperto nei primi anni 90, ma i sospetti della sua esistenza erano già stati avanzati una decina di anni prima. Nel 1980, Luis e Walter Alvarez, padre e figlio ricercatori presso l’Università di Berkeley, e altri loro collaboratori notarono che i sedimenti di 65 Ma ovvero a cavallo tra Cretaceo e Paleogene avevano delle concentrazioni di iridio anomale in numerose località della Terra. Il limite Cretaceo-Paleogene (anche noto come limite K/T Cretaceo/Terziario) corrisponde alla più recente estinzione di massa avvenuta sulla Terra, ed è stato dato a 65 Ma. Gli Alvarez e i loro collaboratori intuirono che la grande estinzione di massa era da attribuire a un violento impatto di un corpo extraterrestre responsabile dell’aumento delle concentrazioni di iridio su scala globale.

K-T-boundary Roccia argillosa proveniente dal Wyoming. Il livello intermedio contiene fino a 1000 volte il contenuto di iridio dei livelli superiore e inferiore. Fonte: Wikipedia.

In provincia di Gubbio si trova uno dei geositi che testimoniano quanto avvenuto 65 Ma. Qui tra due formazioni calcaree si trova un livellino di argille arricchito in iridio, datato a 65 Ma.

K:T Alvarez Gli Alvarez presso il limite K/T di Gubbio. Fonte: Wikipedia.

Ma cosa ha determinato la grande estinzione di massa? A portare alla distruzione di oltre il 75% delle specie terrestri fu il rilascio in atmosfera di composti dello zolfo e polveri che provocarono una serie di effetti a catena ovvero provocarono la diminuzione dell’irraggiamento solare, la diminuzione di 15°C delle temperature medie terrestri, la riduzione del processo di fotosintesi, la diminuzione delle specie vegetali, diminuzione delle specie erbivore e infine la diminuzione delle specie carnivore. A questi effetti bisogna anche sommare terremoti, tsunami e incendi indotti dall’impatto.

dinosauri estinzione Immagine artistica dell’estinzione dei grandi rettili. Fonte: http://listverse.com/2012/03/09/top-10-mass-extinctions/

Per tranquillizzare gli animi eventi di questa portata avvengono su scala delle centinaia di milioni di anni.

Il buono

Dopo questa carrellata di distruzione passiamo agli effetti positivi legati agli impatti.

Impatti di corpi extraterrestri di grandi dimensioni (decine di metri di diametro) possono innescare la formazione di sistemi idrotermali. Questi sistemi hanno delle importanti implicazioni per l’astrobiologia e per comprendere come si è formata la vita sulla Terra.  In questi depositi idrotermali sono state trovate delle forme di vita estreme tipo quelle che popolavano la Terra 4 miliardi di anni fa e tipo quelle che ci aspettiamo possano esistere o possano essere esistite su altri copri del Sistema Solare, in modo particolare su Marte.

Cryptoendolith Esempio di organismi endolitici ovvero di organismi estremi che vivono all’interno delle rocce di ambienti ancora più estremi, per le temperature esterne o per la presenza si sistemi idrotermali. Fonte: Wikipedia.

L’altro aspetto positivo, e sta volta non solo scientificamente ma anche economicamente parlando, è la formazione di depositi minerari e di idrocarburi. I due esempi terrestri più importanti sono i due crateri più grandi Vredefort (300 km) e Sudbury (250 km). Vredefort, Sud Africa, ospita uno dei giacimenti terrestri più grandi oro e uranio, la mobilitazione di questi elementi e la loro concentrazione è legata alla formazione di un sistema idrotermale innescato dall’impatto. Sudbury, in Canada, è invece conosciuto al mondo per ospitare la più grande miniera di rame e nichel del pianeta. L’impatto provocò un’estesa fusione dell’area, il fuso prodotto non avendo le stesse proprietà si è separato per immiscibilità in un liquido a solfuri e in uno silicatico. L’istaurarsi in una fase successiva all’impatto di un sistema idrotermale ha permesso lo sviluppo di un deposito così economicamente produttivo.

BigNickel Monumento dedicato al complesso minerario di Sudbury situato nel Museo della Scienza (Science North) di Sudbury.

Infine, la formazione fratture e faglie aumenta la porosità delle rocce rendendo formazioni rocciose non adatte ad ospitare depositi di idrocarburi tali. Un esempio terrestre è Ames negli USA.

Nel bene e nel male si tratta sempre di strutture di impatto molto grandi, che quindi avvengono con scadenze di centinaia di milioni di anni. Gli impatti più piccoli e quindi più frequenti producono invece degli effetti su scala locale o regionale.

The Good and the Bad per la serie non tutti i mali vengono per nuocere, perché un po’ di ottimismo di questi tempi ci vuole.

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Pubblicato il 13 marzo 2014, in Curiosità meteoritiche, Qualche nozione con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

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