Fazio et al. atto secondo

Nonostante sia online da mercoledì scorso,trovo solo ora il tempo per condividere questa mia piccola grande gioia e fatica: la mia seconda pubblicazione! (La prima la trovate qui)

Fazio et al. 2014

Questo articolo è il primo direttamente collegato al mio lavoro di dottorato. Lo abbiamo inviato alla rivista (Meteoritics & Planetary Science) a Marzo, le prime revisioni sono arrivate a Giugno, il 15 Agosto l’articolo è stato accettato ( è stato proprio un bel Ferragosto quest’anno) e dopo una serie di problemi con i grafici che non ricevevano i miei file finalmente eccolo in tutta la sua bellezza :). E’ un articolo lungo ben 26 pagine, 15 figure e 7 tabelle!

In questo lavoro sono riassunti tutti gli effetti prodotti dall’impatto della meteorite Gebel Kamil con il terreno. Gebel Kamil è una meteorite metallica che un attimo prima di impattare contro il deserto roccioso del sudovest dell’Egitto aveva un diametro di circa 1 m e una massa di circa 10 t. Prima della scoperta di questo cratere si pensava che corpi di queste dimensioni non riuscissero ad arrivare al suolo come un unico oggetto, ma che si frammentassero prima. Ad impedire la frammentazione di questa meteorite è stata probabilmente la sua struttura interna. Corpi delle dimensioni di Gebel Kamil raggiungono la Terra con scadenze da decennali a millenarie. Quindi è fondamentale conoscere bene cosa questi impatti potrebbero causare.

Il mio articolo mette in evidenza che meteoriti metalliche di dimensioni metriche possono raggiungere la superficie terrestre con velocità superiori ai 5 km/s (18000 km/h!!!) producendo al suolo pressioni minime di 30 GPa (~300mila volte l’atmosfera terrestre!!!). Questi valori sono fuori da ogni riferimento a cui siamo abituati nella vita di tutti i giorni. Anche per molti geologi questi valori di velocità e di pressione sono fuori da ogni schema (3 GPa sono per un geologo classico valori già enormi). Queste pressioni così alte sono accompagnate anche da temperature altrettanto elevate (almeno 2000°C). Pressioni e temperature si propagano rapidamente nel terreno, se volete sapere come vi rimando a questo post.

Potete immaginare che le rocce del deserto egiziano non abbiano avuto una sorte tanto felice, a seconda del punto di vista, per me hanno avuto una sorte straordinaria e mi permettono di lavorare! Queste rocce registrano vari picchi di pressione. Le pressioni massime registrate sono state capaci di fondere le rocce, le rocce prodotte si chiamano vetri di impatto. Questi vetri si formano a contatto tra il terreno e la meteorite e possono avere contenuti molto elevati di ferro e nichel derivati della fusione della meteorite metallica. Le pressioni decadono molto rapidamente tanto che a soli 22.5 m dal punto di contatto (ovvero alle pareti del cratere) le rocce ci indicano pressioni inferiori a 1 GPa.

Grazie a Kamil per la prima volta sappiamo che anche in crateri piccoli si possono trovare effetti di shock simili ai crateri di grandi dimensioni. Molti effetti di shock tipici di crateri grandi sono stati per la prima volta riconosciuti a Kamil.

A questo punto spero che trovi presto posto in un volume, che mi venga recapitato il prima possibile e che venga citato milioni di volte! Questo lavoro è anche il mio secondo capitolo della Tesi di dottorato.

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Pubblicato il 23 novembre 2014, in Agnes at work con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

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