La storia della meteorite di Barcis

Avevo promesso questo post una ventina di giorni fa, ma non sono riuscita a mantenere la promessa, quindi rimedio adesso dopo due intense e bellissime settimane di vacanze. Sono ancora in Sicilia, ma da lunedì ho iniziato una fase di decompressione dalle vacanze e di preparativi… Ci sono delle belle novità all’orizzonte, molti già le conoscono e a breve ne scriverò anche qui.

Chiusa parentesi torniamo al post “promesso” di oggi: la storia del ritrovamento della meteorite di Barcis. Della mostra sulla meteorite di Barcis visitabile fino al 12 settembre a Barcis e dal 15 settembre al 25 ottobre a Pordenone avevo parlato in questi due precedenti post: pre inaugurazione e post inaugurazione.

La storia della meteorite di Barcis mi colpita molto per l’intuito dimostrato da due giovani ragazzi che riconoscono subito che quelli trovati a Barcis non sono tre sassi qualunque. Ma andiamo con ordine. E’ il 1953, in un periodo di grandissimi investimenti nella realizzazione di dighe per la produzione elettrica. A Barcis comune della Valcellina sono iniziati da circa due anni i lavori per la costruzione di una diga che prevede lo sbarramento del torrente Cellina e la realizzazione di un bacino idrico di circa 20 milioni di metri cubi di acqua destinato sia alla produzione di corrente elettrica sia all’irrigazione dei campi. Durante gli scavi per la realizzazione di una nuova strada un gruppo di operai trova 3 sassi strani diversi dai calcari comuni in quella zona. I tre appartengono alla stessa roccia, il più grande pesa diversi kg, il secondo 3 kg e il terzo qualche centinaia di grammi.

Barcis

La notizia del ritrovamento di questi strani sassi fa presto il giro del cantiere ed arriva anche a Umberto Brancaleone, un giovane operaio di 20 anni originario di Taibon nel bellunese. Umberto e suoi amici conoscono bene le rocce avendo studiato presso l’Istituto Tecnico Geominerario di Agordo – il più antico istituto Italiano di questo tipo – e spesso si ritrovano a parlare di “sassi”. D’accordo con i suoi amici di scuola Umberto porta ad Agordo il frammento di 3 kg di questa misteriosa roccia percorrendo ben 160 km in bicicletta (il doppio del normale a causa di una foratura). Nessuno degli amici è però in grado di dire con esattezza di cosa si tratti, allora Giovanni della Lucia studente del primo anno prende in carico il sasso. Giovanni nota l’aspetto bruciacchiato, la presenza di abbondante metallo e di cristalli giallognoli identificati correttamente essere di olivina ed ha un’intuizione: il sasso trovato a Barcis è una meteorite. Giovanni non si fida di svelare la sua intuizione agli amici per non perdere la sua reputazione di esperto. Giovanni vuole avere le prove certe e quindi porta il sasso a scuola per studiarlo durante le ore di laboratorio in cambio di metà di campione che dovrà rimanere al museo della scuola.

Dopo essersi documentato, Giovanni lucida con grande fatica una superficie della roccia a specchio e tratta la stessa con una soluzione di acido nitrico e alcool in modo da mettere in risalto le figure di Widmanstätten. Queste figure di cristallizzazione sono tipiche esclusivamente dei metalli meteoritici e non possono essere riprodotte con nessun processo industriale. Dopo tanto lavoro e fatica, l’intuito di Giovanni è premiato, il metallo dello strano sasso di Barcis mostra le figure di Widmanstätten, lo strano sasso di Barcis è una meteorite. Adesso Giovanni può comunicare la scoperta alla scuola e ai suoi amici.

L’intuito degli operai della diga di Barcis, di Umberto Brancaleone e di Giovanni Della Lucia confermano una massima dello scienziato Louis Pasteur: la fortuna aiuta le menti preparate. Grazie alla passione per i sassi, agli studi scolastici e alla disponibilità dei professori scuola di Agordo oggi il patrimonio meteoritico italiano può vantare una meteorite in più, e non solo può vantare una meteorite alquanto rara: una pallasite. Le pallasiti sono composte per metà da metallo e per metà da cristalli di olivina, questo gruppo di meteoriti rappresenta meno dello 0.2% di tutte le meteoriti fino ad oggi trovate sul nostro pianeta.

La metà consegnata la scuola è ancora visibile al museo Mineralogico e Paleontologico dell’Istituto geominerario di Agordo. La seconda metà appartiene a una collezione privata negli Stati Uniti, altri piccoli frammenti sono distribuiti in alcuni musei del mondo.

Concludo questo post con un nuovo invito a visitare la mostra a Barcis fino al 12 settembre o a Pordenone dal 15 settembre al 25 ottobre.

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Pubblicato il 26 agosto 2015, in Curiosità meteoritiche, Uncategorized con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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